PERCHE’ STUDIARE ANCORA IL FASCISMO?
Negli ultimi anni si è assistito ad un’intensa ripresa degli studi e delle discussioni pubbliche sui caratteri del fascismo e sulle sue possibili definizioni o ridefinizioni, anche sulla scorta della diffusione nelle nostre società di forme di populismo autoritario, di neofascismo o postfascismo.
Perché è importante studiare il fascismo e perché, più in generale, è necessario studiare la storia. Lo ha scritto in varie occasioni lo storico Emilo Gentile sostenendo che “una conoscenza sempre più realistica e complessa della natura del fascismo, nei suoi molteplici aspetti, come fenomeno situato nel tempo e nello spazio, e non come mera denominazione verbale di un’entità metastorica che trascende il tempo e lo spazio” è il presupposto per fare i conti con quella esperienza storica ed è un grimaldello per riflettere “sulla natura della politica nell’epoca della modernizzazione e della società di massa, sul ruolo dell’individuo e della collettività, sul significato della modernità, sulla fragilità della libertà e della dignità umana, e sull’aggressività della volontà di potenza”. (E. Gentile, Fascismo. Storia e interpretazione, 2002)
Lo storico del fascismo torna a ribadirlo nell’intervista che apre il nuovo numero della rivista on line Il Bollettino di Clio, pubblicato a cura dell’associazione di insegnanti e ricercatori sulla didattica della storia Clio ’92.
“La conoscenza critica del passato è lo sviluppo di una personalità razionale e realistica, che non si ritrae mai dal capire come e perché sono accaduti certi fenomeni, anche i più orrendi e ripugnanti alla nostra coscienza soggettiva, così come uno studioso del cancro non si ritrae dall’indagare le sue manifestazioni più distruttive”.
Numerosi gli storici che hanno contribuito ad arricchire questo numero della rivista su temi di rilevanza storiografica e sulle possibili connessioni con il Presente. Non mancano contributi di natura didattica didattiche. Il fascismo non è infatti uno dei tanti argomenti della storia del Novecento, un capitolo del manuale da conoscere come gli altri. La crisi delle democrazie liberali, il nuovo protagonismo della “destra radicale” e l’avanzata dei regimi autoritari nel contesto politico attuale richiedono di ragionare su quel periodo anche per comprendere se e come esso possa essere uno strumento di analisi del presente.
Il Bollettino, curato da Giuseppe di Tonto e Saura Rabuiti, si chiude con le rubriche di letture, spigolature e controcopertina.
La rivista, consultabile gratuitamente, può essere scaricata al seguente indirizzo:


























